Sfida climatica: gli architetti possono fare la differenza

 

 

Ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa per fermare i cambiamenti climatici, ma gli architetti, responsabili della progettazione di edifici e città, ricoprono un ruolo fondamentale.

La COP (Conferenza delle parti) rivolta ai vari governi mondiali e che permette l’adesione anche ai piccoli comparti degli Stati, come ad esempio province e città, nasce nel 1995 e consiste in una conferenza mondiale sul clima che punta a trovare possibili soluzioni per la riduzione dell’emissione di gas serra.

L’evento ancora in corso a Madrid (che si concluderà il 13 dicembre) è giunto alla 25° edizione e in questa occasione il CNAPPC ( Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) ha fatto un approfondito intervento presentando i punti del programma a favore del nostro Paese, caratterizzato da molte fragilità: dal rischio sismico al dissesto idrogeologico aggravati dal cambiamento climatico.

 

Vediamoli di seguito:

 

sensibilizzare la filiera dell’edilizia di modo che i progetti di architettura, urbanistica e paesaggio vengano strutturati su un presupposto di sostenibilità;

selezionare un team di esperti come interlocutore per le azioni future del Governo;

– far sì che città ed infrastrutture siano pensate in accordo con gli obiettivi internazionali, tenendo in considerazione l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e la Roadmap Europea al 2050;

– sollecitare aggiornamento e approvazione del PNACC, Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici;

avviare un database open source  incentivando lo scambio di materiali, tecnologie, soluzioni di dettaglio e innovazioni a disposizione della professione e del mondo delle imprese.

 

 

L’intervento del presidente Cappochin

 

Il mestiere e le competenze dell’architetto –  sottolinea il Presidente Giuseppe Cappochin – saranno fondamentali per affrontare le sfide del futuro. Il mondo costruito, lungo l’intera filiera, è responsabile per quasi il 40% delle emissioni di gas che alterano il clima, delle quali il 28% deriva dalla fase di utilizzo e l’11% dalla costruzione. A questi temi si aggiungono quelli del recupero di un immenso patrimonio edilizio e dell’ azzeramento del consumo di suolo”.

Sono necessarie nuove azioni da parte della politica e una nuova etica nei confronti dell’ambiente. Gli architetti italiani sono pronti a mettere in atto un’azione per accompagnare il necessario cambiamento culturale e traghettare la professione verso nuove competenze”. In merito poi alla produzione di energia da fonte rinnovabile ha ricordato che “ l’Italia soffre di una strutturale dipendenza dalle importazioni, a dispetto di un grande potenziale di produzione diversificata: il 77% dell’energia sul totale dei consumi viene importata, contro una media europea del 55%”.

 

 

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