Cos’è un edificio cognitivo o “cognitive building”?

smart home

Cosa sono gli edifici cognitivi o “cognitive buildings” e che tecnologia impiegano?

I cognitive building rappresentano il futuro prossimo dell’edilizia sostenibile, l’upgrade degli smart building o edifici intelligenti e incarnano un’inedita e innovativa filosofia di legame intrinseco e imprescindibile,  tra il benessere profondo dell’individuo e il luogo dove trascorre più tempo durante la sua vita ovvero la struttura abitativa, lavorativa o scolastica.  Questa tipologia di strutture abitative non solo sono ecocompatibili, ma si basano infatti su una visione completamente differente dell’architettura e su una mission fondamentale:  innalzare lo scambio positivo tra edificio e uomo e allo stesso tempo ridurre i consumi globali e urbani, impiegare materiali naturali e sostenibili, con lo scopo di ridurre l’impatto del nostro abitare sull’ambiente che ci circonda.

Le nuove tipologie di edifici cognitivi si sviluppano infatti a partire dalle più avanzate tecnologie IoT e dall’applicazione di sensori all’avanguardia, che riescono a percepire ed elaborare una serie di condizioni in merito allo stato dell’edificio e persino di chi ci abita (stati umorali e di salute). La casa, ma non solo, del futuro -prossimo- apprende da sola, si migliora e si autogestisce,  grazie ad una minuziosa raccolta/analisi dei dati e delle informazioni di abitudine di consumo (del resto siamo oggi nell’era data-driven) e riesce ad ottimizzare le sue risorse al meglio con il risultato di elevare il livello di benessere dei suoi abitanti e migliorare le performance energetiche.

La definizione Cognitive Building, coniata da IBM e evoluzione del termine “smart building” spiega proprio come questo tipo di edificio in particolare sia la chiave di un’innovazione e trasformazione digitale decisiva e il passo avanti alla building automation. 

Responsive Buildings, il futuro in un edificio

A livello accademico si usa anche un altro termine: responsive building. La domotica sembra ormai un concetto datato, da relazionare agli anni novanta, nonostante in Italia sia ancora un sistema assolutamente non presente in moltissime abitazioni private e persino in alcuni importanti edifici pubblici.   La finalità dei più recenti cognitive buildings, termine coniato dall’IBM e originario dagli sviluppi IoT, è raccogliere dati numerici strutturati: a questo proposito, entrano, perciò, in gioco recettori e attuatori, e, soprattutto, gli algoritmi in grado di interpretare i dati e di apprendere nel tempo.

Cambiare il futuro partendo dal cognitive building

In occasione di PartyCloud di IBM è arrivato un contributo e una visione per capire come IoT, data Analytics e Cognitive Building possono cambiare il rapporto con gli ambienti nei quali lavoriamo e operiamo con benefici evidenti per la qualità della vita e per la qualità del business.   Dal sito IoT:

Quali sono i driver che spingono oggi verso una nuova concezione di “building”, smart o cognitive che sia?

“In primo luogo, c’è una evoluzione delle aspettative legate ai temi dell’energia e della sostenibilità”. L’energy management è da tempo un fattore cruciale per tantissime imprese e organizzazioni ed è ben chiaro il peso e il ruolo del mondo building. Intervenire con intelligenza sui consumi legati ai building può portare grandissimi vantaggi economici. Ora con il cognitive building si possono ottenere vantaggi ancora più concreti con azioni basate su interventi improntati alla precisione, con il rispetto e l’attenzione nei confronti del comportamento delle persone che vivono gli ambienti, ovvero senza compromessi ma anzi avvicinando il comportamento del building al comportamento e alle esigenze delle persone che vivono il building.

Non si deve poi dimenticare che i temi della sostenibilità hanno una dimensione etica di straordinaria importanza e il percorso delle imprese e delle organizzazioni verso la sostenibilità ambientale è un valore fondamentale per il brand in generale.

Accanto ai temi dell’energy si avverte anche una crescente richiesta di soluzioni di sicurezza e di gestione dei rischi collegati agli ambienti, così come aumenta in generale la necessità di ridurre i costi operativi e gestionali. Nel contempo, la disponibilità di dati che provengono dai dispositivi e dalle soluzioni sensorizzate, porta a guardare con interesse all’implementazione più strutturata di piattaforme IoT, affiancate dalla disponibilità di soluzioni Cloud, così da poter disporre di tutte le condizioni per avviare, con più “facilità” progetti che possono trasformare in realtà le prospettive del cognitive building.

Tutto questo richiede naturalmente e sempre un’attentissima analisi dell’esistente, anche garantire quelle prospettive di sviluppo e di innovazione che possono portare benefici a tutti gli attori del mondo building e che vedono in primo piano figure come i facility manager e i CIO.

La proposta IBM in ambito Smart e Cognitive Building

IBM ha già sviluppato un’offerta che indirizza la tematica dello Smart Building. Si va dalle soluzioni per la gestione digitale degli asset, eliminando quanto possibile attività onerose di inserimento manuale dei dati, alle soluzioni per l’identificazione automatica degli asset e dei loro dati, dalla sensoristica per monitorarne lo stato di salute, indispensabile per avviare progetti di manutenzione preventiva e predittiva, a quelle per la diagnosi in tempo reale dei consumi, con integrati sistemi per l’identificazione di consumi anomali.
Per arrivare ovviamente alle soluzioni cognitive, ad esempio per le attività di accoglienza e concierge, così come sistemi di analisi degli insight che derivano da migliaia di dispositivi IOT connessi e che permettono di gestire i temi dell’energia, della sicurezza, del comfort così come esigenze più specifiche per ambienti critici come possono essere le gallerie d’arte e i musei.

Rispondi

Continua a leggere