CASE PASSIVE “CAPITOLO 2”

01 ambiente-e-qualita
 
La vera casa passiva è quella che rispetta il protocollo del Passiv Haus Institut di Darmstadt, ideato dal Dr. Wolfgang Feist nei primi anni ’90 per cui un edificio non doveva consumare più dell’energia equivalente a 1,5 litri di gasolio/mq per il solo riscaldamento. Con gli anni i criteri di ammissibilità si sono ampliati, includendo anche requisiti di comfort estivo e di consumo di energia primaria.

La Passivhaus è dunque un’abitazione che assicura il benessere termico senza alcun impianto di riscaldamento “convenzionale”, ossia caldaia e termosifoni o sistemi analoghi. Il solo impianto presente è quello di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC), che garantisce un corretto ricambio d’aria igienico, ma senza spreco di energia. In alcuni casi, quando il clima esterno è particolarmente rigido, il solo VMC non è sufficiente e per questo è consentito installare un piccolo termo-arredo nei bagni, o un pannello elettrico radiante e già solo questo intervento è sufficiente a riscaldare l’appartamento.
 
In Italia gli enti accreditati dal Passiv Haus Institut che certificano che una casa rispetti il protocollo sono il Technisches Bauphisk Zentrum di Bolzano e, da agosto 2010, il TCProg di Pergine Valsugana (TN). «Gli enti certificatori valutano nello specifico le prestazioni finali dell’edificio. Per questo la sfida per gli architetti italiani è quella di realizzare un bell’edificio, senza rinunciare all’ottimizzazione delle prestazioni» ha commentato Luca Isonni dell’ufficio tecnico di Costruire Bio s.r.l.
 
«La casa passiva è il tipo di costruzione migliore sotto tutti i punti di vista, perché è sinonimo di efficienza e non solo dal punto di vista energetico, ma anche di qualità dell’aria interna e del comfort generale degli ambienti abitati» afferma l’eco architetto Isabella Goldmann, della Goldmann & Partners. 
 
Ovviamente, il risparmio in termini di energia e, soprattutto, di denaro, è notevole. «Per dare un’idea, basta pensare che, anche nel giorno più freddo dell’anno, per mantenere calda una casa di 100 mq è sufficiente la potenza di un semplice phon per capelli – ha esemplificato Luca Senettin dell’ufficio tecnico di TBZ -. Questo perché un edificio passivo ha un carico termico specifico di circa 10 Watt/m2, ossia di soli 1.000 Watt per 100 mq».
 
Al contrario di quanto si possa pensare, tra l’altro, i vantaggi di una casa passiva non comportano un grande investimento di denaro, «un edificio passivo costa, nell’immediato, il 5-6% in più rispetto a un edificio tradizionale in classe C – afferma Senettin -. Questo costo aggiuntivo è dovuto principalmente alla fase di progettazione che deve essere più accurata e dettagliata e a una migliore qualità dei materiali, come ad esempio gli infissi, o a un maggiore spessore dei materiali coibenti». 
 
Il prezzo più alto, però, è compensato da un valore maggiore della casa che si mantiene più a lungo nel tempo e da forti risparmi nella manutenzione ordinaria. «Realizzare un edificio passivo è comunque la soluzione economicamente più vantaggiosa – sostiene il tecnico di TBZ – perché l’ammortamento avviene in tempi minori e i consumi rimangono minimi per tutta la vita dell’edificio senza comprometterne la qualità».
 
Nel caso in cui si sia in possesso di una casa già realizzata è possibile operare degli interventi per trasformarla in una casa a minor consumo energetico o, addirittura, in un edificio passivo. In particolare, secondo quanto sostiene Senettin, è conveniente farlo quando:
si vuole o si deve comunque eseguire una ristrutturazione: se la spesa si deve fare comunque, allora tanto vale farla nel miglior modo possibile.
 
l’edificio esistente si trova in classe C o superiore. In questo caso, il ritorno economico dovuto al risparmio energetico, nel tempo va a coprire i costi di ristrutturazione.
Negli altri casi è meno conveniente, ma comunque, come sottolinea Goldmann, «il rapporto costi/benefici è sempre a favore di un intervento per trasformare una casa tradizionale in una casa passiva».
 
Storicamente, le case passive si sono sviluppate soprattutto nei paesi nord-europei, come Germania, Olanda e Austria. Nel nostro paese la situazione è ancora a “macchia di leopardo” con eccellenze soprattutto al Nord. È certo che la crisi economica e le difficoltà finanziarie degli ultimi periodi non stanno aiutando il mercato immobiliare in senso generale. Tuttavia, gli esperiti notano un grande fermento e migliore informazione per quanto riguarda le nuove tecniche di costruzione a risparmio energetico che, sempre più spesso, vengono richieste dai clienti che vogliono operare un buon investimento.

Rispondi

Continua a leggere