Acqua: strategie per ridurre i consumi

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, comunemente conosciuto come Ispra, è un ente di ricerca italiano nato nel 2008 che ha come obiettivo quello di assicurare la massima protezione ambientale anche nell’ottica del contenimento della spesa pubblica.
Tra i suoi più recenti rapporti ne emerge in particolare uno relativo alla qualità dell’ambiente urbano che oltre a “toccare” argomenti di grande importanza come  l’inquinamento e il consumo del suolo, pone particolare attenzione ai consumi idrici, indicando nel dettaglio la quantità di acqua che beviamo, quanta invece ne consumiamo e da dove proviene.

Secondo tale rapporto i consumi idrici negli ultimi anni si sarebbero ridotti, il consumo medio di acqua per uso domestico nell’ultimo decennio è sceso del 15% grazie all’adozione di strategie per il contenimento degli sprechi, tra le quali rientrano comportamenti più consapevoli e l’adozione di rubinetti con dispositivi salva acqua.

La città che ha registrato la maggiore riduzione dei consumi è Monza seguita da Parma, Piacenza, Genova, Torino e Novara.

Uno tra i più interessanti capitoli della relazione è quello dedicato alle possibili strategie da adottare per ridurre i consumi idrici, al fine di sensibilizzare le persone ad un utilizzo dell’acqua più consapevole ed efficiente.

Il riuso delle acque grigie e meteoriche nelle abitazioni ad uso civile è un problema del quale spesso si discute. Per merito del progresso tecnologico sono disponibili appositi impianti che possono essere facilmente installati negli edifici in costruzione, ma la loro applicazione in strutture già esistenti risulta problematica.
Oggi è molto importante che il cittadino si renda conto di quanto sta consumando, poiché solo in questo modo potrà eventualmente modificare le sue “cattive abitudini”.  Sul mercato sono già presenti diversi sistemi che consentono di avere una lettura dei consumi direttamente al computer attraverso una normale rete ethernet domestica, facilmente installabili in condominio, dove sono già presenti i contatori per l’acqua calda e fredda, mentre risulta più impegnativo farlo in tutte le utenze domestiche.

Una fra le strategie volte alla riduzione dei consumi d’acqua potabile è l’adozione degli ormai diffusissimi frangigetto, che agiscono all’interno del rubinetto: sfruttando una miscela aria-acqua nel getto e l’aumento delle velocità di uscita dell’acqua, sono in grado di garantire, attraverso un getto leggero e corposo, una potenza lavante ottimale nonostante la ridotta portata d’acqua.
Un ulteriore sistema utile per il risparmio idrico è l’adozione di miscelatori elettronici a infrarossi, che permettono lo scorrere dell’acqua solo quando il bisogno è reale, inoltre forme ergonomiche delle leve per la miscelazione dell’acqua favoriscono un miglior controllo del flusso evitando di eccedere con l’utilizzo di acqua calda, favorendo di conseguenza anche una riduzione dei consumi energetici a essa collegati.
Esistono anche dei rubinetti a doppio scatto che ad un primo tocco erogano soltanto la metà della portata massima e, solo a seguito di un tocco un poco più energico si aprono al flusso totale.

All’interno delle docce è preferibile l’installazione dei soffioni capaci di garantire comfort e un ottimale risciacquo anche con portate leggermente ridotte. E’ infine sempre raccomandato chiudere l’acqua mentre ci si insapona, infatti grazie a questo metodo a costo zero è possibile ottenere un risparmio idrico e nel contempo uno spreco di sapone.

Negli ultimi anni solo le province di Reggio Calabria, Palermo e Messina sono ricorse a misure di razionamento dell’erogazione dell’acqua. Valle d’Aosta, provincia autonoma di Trento, Abruzzo, Sicilia e Sardegna sono le uniche regioni autosufficienti dal punto di vista idrico, mentre il Centro-Sud basa il proprio rifornimento sugli scambi. La Puglia è la regione più dipendente, poiché più del 60%, di acqua potabile proviene dalla Basilicata (per circa il 64%), dalla Campania (per circa il 36%) e in quantità residuali dal Molise. La Basilicata infine, può essere considerata come la regione più esportatrice: circa il 70% dei volumi prelevati sul proprio territorio sono destinati ai suoi vicini.

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